La Punto tossisce due volte prima di accendersi, il motore che vibra come un vecchio frullatore. Sara gira la chiave con più forza del necessario, le mani già sudate sul volante. Nel bagagliaio, i sacchetti del Conad sono piegati in quattro, pronti a essere riempiti. Oggi si fa scorta, ha detto a Marco stamattina, mentre lui si annodava la cravatta della divisa (sempre senza cravatta, ma lei glielo dice lo stesso, per abitudine).
Al supermercato, Sofia si aggrappa al carrello come fosse un cavallo, le gambe penzoloni. «Mamma, posso prendere le merendine?» Sara guarda la confezione, poi il prezzo, poi Sofia che la fissa con quegli occhi. «Vediamo», risponde, e spinge il carrello verso gli scaffali dei pasta. Tommaso, invece, è già al campetto con il pallone nuovo — quello che Marco ha trovato in offerta da Decathlon, quasi come quello dei grandi, aveva detto per convincerlo.
Quando torna a casa, le buste pesano il doppio. Tre rampe di scale, il fiato corto, Sofia che «aiuta» trascinando il sacchetto del pane come fosse un tesoro. Sul pianerottolo, la porta dei vicini è aperta, si sente la televisione accesa su un quiz. Sara appoggia le buste a terra, cerca le chiavi. Dentro, la casa sa di chiuso e di detersivo. Marco non è ancora tornato, ma la moka è già pronta sul fornello, con un biglietto sotto la tazzina: «Buona giornata. M.»
Sofia corre in cameretta, Pallino stretto al petto. Tommaso arriverà tra poco, sporco di terra e con le ginocchia sbucciate. Sara apre la finestra. Fuori, il rumore della Colombo si mescola alle risate dei bambini che giocano in cortile.