Il sole batte sulle scale del palazzo, quel sole di aprile che non scalda ancora ma promette. Tommaso e Sofia sono già giù, i quaderni chiusi nella cartella, le giacche buttate sul divano. «Mamma, possiamo?» chiede Sofia, saltellando. Sara annuisce, controlla l’ora: le quattro e mezza, abbastanza per giocare prima che faccia buio.
Dal balcone li vede correre verso il parcheggio, dove gli altri bambini del palazzo hanno già tracciato i campi da calcio con i gessetti. Tommaso si unisce subito, Sofia si siede su un muretto con le gambe penzoloni, Pallino stretto al petto. Sara torna dentro, apre il frigo: pane, marmellata di albicocche, quella che fa la nonna. Taglia due fette, le spalma, le avvolge nella carta stagnola. Quando scende, i bambini non si accorgono subito di lei. Tommaso sta litigando con un compagno per un rigore, Sofia disegna con un bastoncino nella terra.
«Merenda» dice Sara, e solo allora si voltano. Tommaso corre, prende il pane, lo addenta senza smettere di parlare. Sofia invece si alza, si pulisce le mani sui pantaloni e chiede: «Mamma, domani posso portare Pallino a scuola?» Sara sorride, le accarezza i capelli. «Vediamo» risponde, ma sa già che no. Però oggi non importa. Oggi c’è il sole, il pane è dolce, e i bambini ridono.