Giorno 11 — Il gol di ginocchio
Il campo di calcio è un rettangolo di terra battuta, con le porte di plastica bianca e rossa che pendono un po’ da una parte. Marco sta a bordo campo, le mani in tasca, la giacca del magazzino aperta sul petto. Non parla con gli altri padri, non fuma, non commenta. Guarda solo Tommaso, che corre con le ginocchia sbucciate e la maglia della Roma troppo grande.
Quando il pallone gli arriva addosso, Tommaso lo colpisce di ginocchio per sbaglio. Il portiere non si muove, la palla rotola in rete. Gol. Gli altri bambini gridano, il mister alza le braccia. Tommaso si ferma, guarda la porta, poi si volta verso il padre. Marco non applaude, non urla. Sorride solo, un angolo della bocca che si solleva appena. Basta.
Sulla via del ritorno, Tommaso non sta zitto un secondo. «Hai visto, papà? Non l’ho fatto apposta, ma conta lo stesso! Il mister ha detto che sono bravo a correre, che se mi alleno posso diventare centrale! Tu giocavi da piccolo? Io da grande voglio fare il calciatore, ma anche il pompiere, perché i pompieri salvano la gente e—»
Marco ascolta. Non lo interrompe. Questi dieci minuti a piedi, con il sole che cala e l’odore di erba tagliata, sono i migliori della giornata. Quando arrivano sotto casa, Tommaso si ferma di colpo. «Papà, ma tu eri contento quando ho segnato?»
Marco gli mette una mano sulla spalla. «Sì. Ma non per il gol.»
Generato con IA. I personaggi sono inventati. I dati economici provengono da fonti ISTAT, ARERA, INPS.