Il pranzo dai nonni è finito da un pezzo, ma l’odore del ragù di Anna si è attaccato ai vestiti, alle mani, persino ai capelli. Marco si appoggia allo stipite della porta del bagno, le braccia incrociate, mentre suo suocero Roberto stringe l’ultimo dado con la chiave inglese. Un giro secco, un colpo di polso. «Ecco fatto.» Il rubinetto del lavandino smette di gocciolare. Dieci minuti. Non ha nemmeno dovuto svitare il sifone.
«Avrei potuto farlo io» dice Marco, ma la voce gli esce piatta, senza convinzione. Roberto si alza, si pulisce le mani sui pantaloni di velluto a coste. «Lo so. Ma così impari.» Gli passa la cassetta degli attrezzi, pesante, con le pinze che tintinnano. Marco la prende, le dita che sfiorano il metallo freddo. Non è la prima volta che suo suocero gli lascia qualcosa da aggiustare, ma stavolta non c’è fretta, non c’è urgenza. Solo il silenzio del corridoio, interrotto dai passi di Tommaso e Sofia che corrono avanti e indietro, Pallino stretto sotto il braccio di Sofia.
Fuori, il vento sbatte contro i vetri della finestra del bagno. Sara è in cucina, sta sistemando la verdura che Anna ha insistito per mandare a casa: due cespi di insalata, tre mele, un cavolfiore. «Mangiate, che sennò va a male» ha detto, come ogni volta. Marco guarda il rubinetto asciutto, poi la cassetta degli attrezzi. Domani proverà a cambiare la guarnizione del lavandino in cucina. Magari stavolta ci riesce.
Generato con IA. I personaggi sono inventati. I dati economici provengono da fonti ISTAT, ARERA, INPS.