Il campo di via delle Azzorre è un rettangolo di fango e pozzanghere, il vento taglia le guance. Tommaso corre con la fascia da capitano al braccio, la maglia numero 9 che gli va già stretta sulle spalle. Sara lo guarda dalla panchina, Sofia seduta accanto con il quaderno aperto sulle ginocchia. Disegna cerchi, linee, un sole con troppi raggi. «Mamma, guarda, ho fatto la squadra!» dice, indicando una fila di omini stilizzati. Sara annuisce, ma gli occhi tornano al campo, dove Tommaso alza la mano per chiamare un compagno, la voce che si perde nel vento.
Il mister fischia la fine della partitella. Tommaso si avvicina, il fiato corto, le guance rosse. «Hai visto, mamma? Ho fatto due gol.» Sara gli passa una bottiglietta d’acqua, gli sistema i capelli bagnati. «Sì, ho visto. Sei stato bravo.» Lui sorride, ma è un sorriso diverso, più largo, più sicuro. Come se qualcosa, in quel campo, gli avesse detto che sta diventando grande.
Sul tavolo di casa, più tardi, i compiti di Tommaso sono già finiti. Sofia, invece, ha preso il suo quaderno e scrive lettere a caso, la lingua tra i denti, concentrata. «Anch’io faccio i compiti, mamma.» Sara non la corregge. Prende una tazza di tè, guarda fuori dalla finestra. Il cielo è già scuro, ma in casa c’è ancora luce.
Generato con IA. I personaggi sono inventati. I dati economici provengono da fonti ISTAT, ARERA, INPS.