Tommaso ha portato il pallone nuovo in cortile. Non è di quelli costosi, con i filamenti dorati e il marchio scritto in grande, ma è suo, e questo basta. Lo fa rimbalzare contro il muro del condominio, tac-tac-tac, mentre Sofia lo guarda seduta sul gradino, Pallino stretto tra le braccia. Ogni tanto il pallone sfugge, rotola verso la Colombo, e Tommaso corre a riprenderlo prima che finisca sotto una macchina. Sara li osserva dalla finestra della cucina, le mani ancora umide dopo aver lavato i piatti. «Non così vicino alla strada!» grida, ma lui non sente, o fa finta.
Marco torna dal lavoro con la giacca del magazzino slacciata, la sigaretta già spenta tra le dita. «Il mister l’ha fatto giocare ala destra», gli dice Tommaso appena lo vede, senza nemmeno salutare. Marco annuisce, butta il mozzicone nel cassonetto. «Bene. Così impari a crossare». Non gli chiede se ha segnato. Non serve.
In cucina, Sara ha già preparato la moka. Marco la accende, aspetta che il caffè salga. «Oggi la macchinetta al lavoro è aumentata», dice, come se parlasse del tempo. «Sessanta centesimi in più». Sara non risponde. Sa che non è una lamentela, solo un fatto. Fuori, Tommaso continua a tirare contro il muro. Tac-tac-tac. Il pallone non si sgonfia. Non ancora.
Generato con IA. I personaggi sono inventati. I dati economici provengono da fonti ISTAT, ARERA, INPS.