Giorno 19 — Il passo di Sofia e le mamme in corridoio
La sala d’attesa della scuola di danza puzza di sudore e deodorante da supermercato. Sara si siede su una sedia di plastica, le gambe accavallate, le mani strette intorno alla borsa. Le altre mamme parlano di Pasqua: “Noi andiamo in Sardegna, finalmente”, “Mio marito ha preso una settimana in più, così i bambini stanno con i nonni”. Una donna con i capelli biondi e lisci mostra sul telefono una foto di una casa con il mare sullo sfondo. “Questa è la casa dei miei, in Abruzzo. Quest’anno ci stiamo tutti”.
Sara sorride, annuisce. Non dice niente. Non serve. Le vacanze dei Ferraro saranno il lungomare di Ostia, come sempre. Ma il lungomare è bello, con i gabbiani che gridano e la sabbia che si infila nelle scarpe. Non è tristezza, è un fatto.
La porta della sala si apre e Sofia esce saltellando, i capelli raccolti in una coda disordinata. “Mamma, guarda!” dice, e senza aspettare si lancia in un passo nuovo, le braccia tese, i piedi che battono a tempo. Le mamme si zittiscono, qualcuna applaude. Sofia ride, rossa in viso, e Sara sente qualcosa che le si stringe nel petto. Non è orgoglio, è qualcos’altro. Qualcosa di più semplice.
Quando escono, Sofia le prende la mano. “Mamma, quest’anno a Pasqua possiamo comprare le uova di cioccolato grandi?” Sara guarda il cielo, già più chiaro alle sei di sera. “Vediamo”, risponde. E per ora basta.
Generato con IA. I personaggi sono inventati. I dati economici provengono da fonti ISTAT, ARERA, INPS.