Sara chiude il portatile con un colpo secco, come se il gesto potesse sigillare la speranza dentro lo schermo. L’annuncio di lavoro è ancora lì, aperto in una scheda nascosta, ma lei non lo guarda più. Ha mandato il CV, ha scritto due righe di presentazione, ha firmato con il cognome da nubile per sicurezza. Ora aspetta. Non si illude, ma ci prova.
In cucina, Tommaso sta finendo i compiti con la fronte aggrottata, la matita che gratta sul quaderno. Sofia, invece, è seduta per terra con un foglio A4 e una scatola di pastelli. Colora un sole giallo, ma le tremano un po’ le mani per il freddo. «Mamma, ho fame», dice senza alzare gli occhi. Sara apre il barattolo della marmellata, quella di fragole che ha fatto la nonna l’estate scorsa, e spalma due fette di pane. «Mangia, che poi ti scaldo il latte.»
Tommaso alza la testa. «Oggi a scuola hanno detto che la gita costa venti euro.» Lo dice così, come se fosse una notizia qualsiasi. Sara si ferma con il coltello a mezz’aria. «Vediamo», risponde. Non è un no, non è un sì. È solo un modo per guadagnare tempo. Per ora, c’è il pane e la marmellata. Il resto può aspettare.
Fuori, il vento sbatte contro i vetri della finestra. La muffa in cameretta sembra più scura oggi, come se il freddo l’avesse fatta crescere. Marco tornerà tra un’ora, con le mani gelate e la giacca che sa di fumo. Sara sa già che non ne parlerà. Non oggi.