Il sole batte sulle assi di legno del pontile, quel calore che non brucia ancora ma promette. Sara cammina davanti, le infradito che scivolano un po’ sulla superficie ruvida, Sofia le trotterella accanto con Pallino stretto sotto il braccio. Tommaso è già in fondo, le mani aggrappate alla ringhiera, lo sguardo fisso sull’acqua come se potesse vedere i pesci.
«Mamma, quanti passi mancano alla rotonda?» Sofia alza la testa, gli occhi socchiusi per il riverbero. Sara conta mentalmente: «Trentadue. Ma se cammini piano, quaranta.» La bambina annuisce, seria, e ricomincia a contare ad alta voce. Uno. Due. Tre.
Marco si ferma a metà pontile, si accende una sigaretta. Il fumo si mescola all’odore di salsedine e alghe secche. «Tommaso, non sporgerti troppo» dice, ma il figlio non lo sente, o fa finta. Sara gli lancia un’occhiata, poi torna a guardare Sofia, che ora saltella su un piede solo. «Quattro! Cinque!»
In lontananza, i palazzi ATER sembrano meno grigi, quasi dorati. Il mare è piatto, appena increspato dal vento. Nessuno parla di soldi, oggi. Nessuno parla di niente. Solo i passi di Sofia, il rumore delle onde, il cigolio delle infradito di Sara.
Quando arrivano alla rotonda, Tommaso si gira e sorride. «Ce l’abbiamo fatta.» Come se avessero vinto qualcosa.
Generato con IA. I personaggi sono inventati. I dati economici provengono da fonti ISTAT, ARERA, INPS.