La scatola di cartone è ancora tiepida quando Marco la appoggia sul tavolino del soggiorno, tra i piatti di plastica e i bicchieri sbeccati. Due tranci di pizza margherita per i bambini, tagliati a triangoli precisi, la mozzarella che si allunga come fili di colla. Tommaso ne afferra uno con le mani, già pronto a protestare, ma Sofia lo precede: «Voglio Frozen, papà. Per favore.» La voce è quella di chi sa già di aver vinto.
Marco sospira, ma non discute. Accende la TV con il telecomando appiccicoso, il volume basso per non disturbare i vicini. Sara spegne la luce centrale, lascia solo la lampada da tavolo, quella con il paralume giallo che proietta ombre lunghe sulle pareti. Il film parte, i primi accordi di "Into the Unknown" riempiono la stanza. Tommaso incrocia le braccia, ma dopo cinque minuti sta già ridendo quando Olaf cade a pezzi.
Fuori, il vento sbatte contro i vetri vecchi della finestra, fa tremare il telaio. Sofia canta a bassa voce, muovendo le mani come se stesse lanciando incantesimi. Marco si accende una sigaretta, la fuma vicino alla porta del balcone, il fumo si mescola all’odore di pomodoro e formaggio. Tommaso, invece, si appoggia alla sua spalla, gli occhi che si chiudono a metà del secondo tempo. Quando Elsa inizia "Let It Go", lui russa già, la testa ciondoloni.
Sara lo solleva con un grugnito. «Pesa come un sacco di patate» mormora, ma non lo sveglia. Lo porta in cameretta, lo infila sotto le coperte senza che lui apra gli occhi. Quando torna in soggiorno, Marco ha già spento la TV. La scatola della pizza è vuota, i piatti impilati nel lavello. Fuori, il vento continua a fischiare, ma dentro c’è solo il silenzio e il respiro regolare di Sofia, ancora sveglia, che sussurra: «Mamma, Pallino ha freddo.»
Sara le rimbocca la coperta. «Domani gli facciamo una sciarpa» dice. E per ora, basta.