Il campo di calcio è una distesa di terra battuta, le linee del rettangolo tracciate con il gesso che si sbava sotto la pioggia della notte. Tommaso stringe la palla tra le mani, le dita rosse per il freddo. Marco si accende una sigaretta, il fumo si mescola all’umidità dell’aria. «Dai, papà, fischia tu» dice Tommaso, impaziente. «L’arbitro non arriva mai.»
Marco guarda l’orologio del cellulare, poi alza le spalle. «Va bene, ma solo un tempo.» Si porta due dita alla bocca e fischia, un suono acuto che taglia il silenzio del mattino. Tommaso scatta, la palla rimbalza tra i suoi piedi. Gioca da solo, contro un avversario immaginario, mentre Marco si appoggia al cancello arrugginito del campo, le mani in tasca. Il cielo è grigio, ma non piove. Per ora.
Sara, intanto, spinge il carrello tra gli scaffali del Conad, la lista della spesa stretta in mano. Sofia le trotterella accanto, le dita appiccicose di caramella. «Mamma, Pallino ha fame» dice, sollevando il peluche. Sara sorride, ma non risponde. Sa che Pallino non mangia. Sa anche che la spesa di oggi deve bastare per una settimana.
Quando torna a casa, le buste sono pesanti. Tre rampe di scale, il fiato corto. Sofia corre avanti, saltellando sui gradini. Sara si ferma un attimo sul pianerottolo, guarda giù. Il cortile è vuoto, ma tra i palazzi si intravede un pezzo di cielo. Azzurro. Quasi primavera.
Generato con IA. I personaggi sono inventati. I dati economici provengono da fonti ISTAT, ARERA, INPS.