Diario Quotidiano

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Il fischio e le scarpe strette

Ferraro · Giorno 4 di 27

31 Marzo 2026

Giorno 4 — Il fischio e le scarpe strette

Il campo di calcio di via delle Azzorre è un rettangolo di terra battuta, con le porte di plastica bianca e qualche chiazza d’erba secca che resiste da settembre. Marco si appoggia alla recinzione metallica, le mani in tasca, la giacca del magazzino ancora addosso. Il sole di marzo gli scalda la nuca, ma non abbastanza da togliergli il freddo dalle ossa. Tommaso corre, i capelli sudati incollati alla fronte, le gambe magre che pompano sotto la maglietta della Roma. Gioca bene, per avere otto anni. Troppo bene.

«Ferraro, tuo figlio ha il piede sinistro di Totti!» grida l’allenatore, un tipo sulla cinquantina con la pancia che deborda dalla tuta. Marco annuisce, ma non sorride. Guarda le scarpe di Tommaso, quelle che gli hanno comprato i nonni paterni a Natale. Sono troppo strette, la tomaia gli stringe le dita, il tallone sfrega contro il cuoio ogni volta che scatta. Lo vede da come zoppica appena, quando pensa che nessuno lo guardi.

«Papà, hai visto il gol?» Tommaso gli si butta addosso, ansimante, le guance rosse. Marco gli passa una bottiglietta d’acqua mezza vuota, quella che ha portato dal lavoro. «Sì, bravo. Ma devi stare attento a come atterri, sennò ti fai male.» Tommaso beve, poi guarda in basso. «Le scarpe mi fanno male.» Lo dice così, senza lamentarsi, come se fosse una cosa normale. Marco sente una fitta allo stomaco. «Lo so. Ne parliamo con i nonni.»

Il fischio dell’allenatore taglia l’aria. «Ferraro, in porta!» Tommaso si allontana di corsa, le scarpe che gli stringono i piedi a ogni passo. Marco resta lì, le mani ancora in tasca, a guardare suo figlio che gioca con le scarpe sbagliate. Il sole è alto, ma non scalda abbastanza.

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