Marco si alza alle 6:15, mette la moka sul fuoco e aspetta. Il gorgoglio arriva dopo tre minuti, sempre uguale. Il buio fuori è spesso, umido, il tipo di freddo che si attacca alle ossa anche dentro casa. Si versa il caffè in una tazza sbeccata — quella con la scritta Roma sbiadita — e lascia un post-it giallo sul tavolo della cucina: "Oggi pasta al pomodoro. Non dimenticare il pane. M." Sara lo troverà tra i compiti di Tommaso e i disegni di Sofia, tra le briciole della colazione e il latte versato.
Fuori, il Metromare fischia in lontananza, un suono metallico che taglia l’aria. Marco si infila la giacca del magazzino, quella con le toppe sui gomiti, e spegne la luce. La porta si chiude con un clack secco.
Sara sveglia i bambini alle 7:30. Tommaso brontola, Sofia si strofina gli occhi e chiede di Pallino, il peluche che ha lasciato sotto il letto. "Dopo, amore, ora sbrigati." Il giubbotto di Tommaso è troppo leggero, ma è l’unico che gli va ancora bene. Sara gli tira su la zip fino al mento. "Oggi frazioni," dice lui, come se fosse una condanna.
Il vento spazza via le ultime parole mentre escono, le mani di Sara già intirizzite.
Generato con IA. I personaggi sono inventati. I dati economici provengono da fonti ISTAT, ARERA, INPS.