Tommaso entra in casa come un tornado, le scarpe da calcio incrostate di fango che lasciano impronte scure sul pavimento di graniglia. Sara alza gli occhi dal lavello, dove sta sciacquando i piatti della cena, e sospira. Di nuovo. «Toglile subito, che poi tua sorella ci cammina sopra» dice, ma lui è già in cameretta, a raccontare a Sofia del gol che ha quasi segnato, della scivolata nel fango, del mister che gli ha detto bravo anche se non era vero.
Marco, ancora con la giacca del magazzino addosso, si accende una sigaretta sul balcone. Il cortile è buio, solo la luce fioca del lampione che tremola. Ascolta il figlio parlare a raffica, la voce che si sovrappone al rumore del vento che sbatte contro gli infissi. Quando Tommaso esce per mostrare le scarpe — guarda, mamma, sono tutte sporche! — Marco gli fa cenno di avvicinarsi. «Domani le pulisci tu» dice, passandogli una mano tra i capelli umidi. «E non le lasci più così.»
Sofia, seduta sul divano con Pallino stretto al petto, osserva le impronte sul pavimento. «Sembrano disegni» mormora. Sara prende lo straccio e si china, ma prima di pulire si ferma un attimo. Le scarpe di Tommaso sono piccole, consumate sulle punte. Tra poco gli andranno strette. Non lo dice. Si limita a strofinare, mentre il figlio torna a correre per casa, lasciando dietro di sé una scia di fango e risate.
Generato con IA. I personaggi sono inventati. I dati economici provengono da fonti ISTAT, ARERA, INPS.