La scatola della pizza surgelata è già sul tavolo quando Marco rientra, la giacca del magazzino ancora umida di sudore. «L’hai messa a 200 gradi come ti ho detto?» chiede, ma sa già la risposta. Sara alza le spalle, le mani occupate a tagliare le fette con il coltello seghettato. «Il forno fa i capricci. Se la metto più alta, brucia sotto e resta fredda sopra.»
Tommaso e Sofia sono già seduti, i gomiti sul tavolo, gli occhi fissi sulla scatola. «Quella con il prosciutto, vero?» chiede Tommaso, come se ci fosse mai stata scelta. Marco annuisce, si toglie la giacca e la appende allo schienale della sedia. «Sì, quella con il prosciutto. E se non è pronta tra cinque minuti, mangiamo pane e olio.»
Sara ride, ma è una risata stanca. «Dai, non esagerare.» Apre il forno, una nuvola di vapore caldo le investe il viso. La pizza è ancora pallida al centro, i bordi già scuri. «Manca poco» mente, richiudendo lo sportello.
Marco si siede, prende una birra dal frigo e la stappa con un gesto secco. «Oggi al lavoro mi hanno detto che forse assumono. Un altro magazziniere.» Sara non risponde subito, si limita a girare la pizza con una forchetta. «E tu che hai detto?» «Che ci penso.» Non è vero. Non ci pensa mai davvero.
Fuori, il rumore delle auto sulla Colombo si mescola alle risate dei bambini che giocano in cortile. Qualcuno grida: «Passala, passala!» Tommaso alza la testa, distratto. «Posso uscire dopo cena?» Sara e Marco si scambiano uno sguardo. «Vediamo» dice lei. È la risposta di sempre.
La pizza esce dal forno, finalmente commestibile. Nessuno si lamenta.