Il nonno Antonio aspetta Tommaso fuori dalla scuola con le mani in tasca e la schiena appoggiata al muro. Quando il bambino esce, gli fa un cenno col mento: «Dai, che la partita inizia tra mezz’ora.» Tommaso corre avanti, la borsa del calcio che gli sbatte contro la gamba. Sara li guarda dalla Punto, parcheggiata in seconda fila. «Nonno, oggi gli fai vedere il tuo tiro a effetto?» chiede Tommaso, e Antonio ride, un suono rauco che si perde nel rumore dei motorini. «Se non mi si blocca la schiena, sì.»
Sara li segue con lo sguardo finché non svoltano l’angolo, poi accende la macchina. Il motore tossisce prima di partire. Al Conad, riempie il carrello con metodo: pasta, latte, detersivo. Alla cassa, la cassiera le chiede se vuole la busta. «No, grazie.» La spesa pesa, ma è meglio così. Al self-service di via Colombo, il display della benzina si ferma su un numero che non vuole guardare. Rimette il tappo, stringe le labbra. Il pomeriggio è lungo, ma i bambini sono in cortile, le loro voci si mescolano ai colpi di un pallone contro il muro.
Marco, intanto, è al bar della stazione con un caffè e il giornale sportivo. Il Metrebus gli ha lasciato un biglietto accartocciato in tasca. Lo liscia sul tavolino, lo infila tra le pagine. Non c’è bisogno di dirlo: oggi va bene così.