Sofia dondola le gambe dal carrello della spesa, le dita strette intorno al sacchetto di carta marrone. Dentro, quattro mele verdi — quelle che costano meno, ma che a lei piacciono lo stesso. «Mamma, perché guardi sempre il telefono?» chiede, mentre Sara scorre l’app della banca con il pollice. Il display riflette la luce fredda del Todis, quella che fa sembrare tutto più bianco del necessario.
«Pago le bollette, amore.» Sara chiude l’app con un gesto rapido, come se potesse nascondere il gesto. Sofia aggrotta la fronte, le sopracciglia sottili che si uniscono in una ruga troppo adulta per i suoi cinque anni. «Anche io ho le bollette?»
Sara ride, ma è una risata che le si ferma in gola. «No, tu hai solo Pallino.» Indica il peluche-cane che spunta dalla borsa di Sofia, un orecchio morsicato e un occhio mezzo staccato. Sofia annuisce, seria, come se avesse appena ricevuto una spiegazione profonda. Poi, senza preavviso, salta giù dal carrello e corre verso l’uscita, il sacchetto delle mele che ondeggia come una bandiera.
Fuori, il sole di aprile batte sulle vetrine del supermercato. Sara la segue con lo sguardo, le mani ancora strette intorno al manico del carrello. Per un attimo, vorrebbe dirle che le bollette sono solo numeri, che non sono importanti. Ma poi vede Tommaso che la aspetta vicino alle biciclette, le scarpe slacciate e un sorriso che gli illumina la faccia, e capisce che non è vero. Non sono solo numeri.
Prende il quaderno nero dalla borsa, tira una linea decisa sotto la voce "gas — pagata". La penna scricchiola sulla carta.