La Punto è tornata. Roberto l’ha lasciata sotto casa senza suonare, le chiavi infilate nel cassetto dell’ingresso come sempre, accanto ai conti della luce e alle bollette scadute. Marco le trova quando rientra, le dita che sfiorano il metallo freddo. Quattrocento euro in mano, senza carta, senza niente. Li conta sul tavolo della cucina, le banconote che si appiccicano un po’ per l’olio. Sara non chiede. Sa già.
Tommaso ha calcio alle sette, ma la macchina deve rodare la frizione. «Prendo il bus» dice Marco, infilandosi la maglietta pulita. Sara annuisce, gli passa il borsone con le scarpette. «Stai attento alla fermata, che l’autista non aspetta.» Lui fa un cenno, esce senza giacca. L’aria è tiepida, sa di asfalto e di mare lontano.
Al ritorno, il Todis è mezzo vuoto. Sara prende due confezioni di pasta, un litro di latte, un pacco di biscotti scaduti a metà prezzo. Tommaso corre avanti, Sofia si ferma a guardare i peluche in offerta. «Mamma, Pallino ha un fratello!» Sara sorride, ma non risponde. Sa che non è vero. Non oggi.
Il bus per Acilia passa alle otto e mezza. Marco lo prende in piedi, la schiena contro il finestrino, le mani in tasca. Fuori, le luci di Ostia si accendono una a una.