Il cortile condominiale sapeva di terra umida e di erba tagliata da poco. Tommaso calciava la palla contro il muro di cinta, le mani strette nei guanti da portiere che gli aveva regalato il nonno Antonio per Natale. "Ce l’hai fatta, eh?" gli gridai dal bordo campo, appoggiato alla rete metallica. Lui annuì senza guardarmi, concentrato sulla parabola del pallone. Le scarpe nuove, prese al discount vicino alla stazione, gli stavano un po’ larghe, ma tiravano ancora bene.
Sara era seduta su una panchina di ferro, le braccia incrociate. "Guarda che non si scalda mica" mi disse, indicando con il mento Tommaso. "Gli viene freddo ai piedi." Io scrollai le spalle. "Dai retta a tua madre" gli gridai, ma lui fece finta di non sentire. In fondo, aveva ragione lei: tra un’ora sarebbe stato buio, e quei calzini spessi non sarebbero bastati.
Avevo portato con me una bottiglia d’acqua mezza piena, quella che era rimasta in frigo dal giorno prima. Ne bevvi un sorso guardando il cielo che si colorava di rosa. "Stasera pizza surgelata" dissi a Sara, che annuì senza staccare gli occhi da Tommaso. "Con le patatine sopra." Lei sorrise, ma era un sorriso stanco, di quelli che si fanno quando si sa che domani andrà meglio. O almeno, che si spera.
Generato con IA. I personaggi sono inventati. I dati economici provengono da fonti ISTAT, ARERA, INPS.