Il carrello del Conad cigola mentre Sara lo spinge verso la cassa, le ruote che si incastrano ogni due metri. Tommaso le trotterella accanto, le dita che sfiorano le bustine di figurine esposte vicino alle gomme da masticare. "Mamma, quella lì, quella con il giocatore nuovo." Sara annuisce senza guardare, gli occhi fissi sulla lista scritta a matita sul retro di una bolletta. "Dopo, Tommà. Ora aiutami con le borse."
Alla cassa, la cassiera — una donna con le unghie smaltate di rosso e l’aria di chi ha visto troppi carrelli pieni — passa gli articoli uno dopo l’altro. Il bip del lettore è ritmico, quasi ipnotico. Quando arriva alla bustina di figurine, Tommaso trattiene il fiato. Sara la posa sul nastro con un gesto rapido, come se volesse nasconderla. "È per te," dice, e il bambino sorride così tanto che gli si vedono i denti davanti, ancora un po’ storti.
A casa, mentre Sara sistema la spesa — la pasta nel mobiletto, il latte in frigo, le mele in una ciotola sbeccata — Tommaso si siede al tavolo della cucina. Apre la bustina con la stessa concentrazione di un chirurgo che incide. Una doppia. Due nuove. "Doppio!" esclama, scandendo la parola come se valesse qualcosa. Sara lo guarda, le mani ancora bagnate dall’acqua del rubinetto. Non capisce le figurine, non sa chi sia quel giocatore con la maglia numero 7, ma sorride lo stesso. Per un attimo, il peso delle borse sembra più leggero.