La sveglia suona alle 6:00, ma Marco è già sveglio da dieci minuti. Si alza senza far rumore, i piedi nudi sul pavimento freddo della graniglia. In cucina, la moka è già carica, il gas acceso. Mentre aspetta che il caffè salga, scrive qualcosa su un post-it giallo — due parole, forse tre — e lo appoggia sotto la tazzina di Sara. Poi spegne il fornello, versa il caffè nella sua tazza sbeccata e lo beve in piedi, guardando fuori dalla finestra. Il cielo è ancora scuro, ma si intravede una striscia di luce all’orizzonte.
Si veste in fretta: maglietta bianca, pantaloni della divisa, scarpe da lavoro. Prima di uscire, dà un’occhiata ai bambini. Tommaso dorme a pancia in giù, un braccio penzoloni dal letto a castello. Sofia, invece, è raggomitolata sotto le coperte, Pallino stretto al petto. Marco sorride, chiude la porta senza far rumore.
Fuori, l’aria è fresca ma non fredda. La banchina della Metromare è già affollata, qualche pendolare con la faccia assonnata, altri che chiacchierano come se fosse già mattina inoltrata. Il treno arriva con cinque minuti di ritardo, ma Marco non si lamenta. Si siede vicino al finestrino, appoggia la testa contro il vetro e chiude gli occhi. Il rumore delle ruote sui binari lo culla, e per un attimo dimentica che è lunedì.
Quando arriva al magazzino, il capoturno gli fa un cenno con la testa. "Tutto bene?" Marco annuisce. "Sì, tutto bene." E per ora, è vero.
Generato con IA. I personaggi sono inventati. I dati economici provengono da fonti ISTAT, ARERA, INPS.