Diario Quotidiano

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Il fischio e la maglia numero 9

Ferraro · Giorno 27 di 27

23 Aprile 2026

Giorno 27 — Il fischio e la maglia numero 9

Il campo di calcio dietro la chiesa di San Pietro è un rettangolo di terra battuta con le porte di plastica bianca e rossa. Tommaso corre con la maglia numero 9, quella che gli ha regalato il nonno, troppo grande per lui ma con il nome Totti cucito sulla schiena. Sara è seduta su una panchina di legno, le mani strette intorno a un bicchiere di plastica con il caffè del bar di fronte. Il sole del pomeriggio le scalda la nuca, ma lei tiene gli occhi fissi sul figlio, che dribbla un avversario e poi si ferma, esita, non tira.

«Dai, Tommi!» grida un compagno. Lui si guarda intorno, poi calcia. Il pallone finisce fuori.

Sara sorride, ma non dice niente. Sa che Marco avrebbe urlato qualcosa, magari una battuta, o avrebbe fatto il gesto di tirare con le mani. Lei invece beve un sorso di caffè, amaro, e osserva il figlio che si china a raccogliere la palla. Ha le ginocchia sbucciate, la maglia sporca di terra. Quando si rialza, la guarda e alza le spalle, come a dire: Ci ho provato.

Dall’altra parte del campo, Sofia gioca con Pallino, il peluche-cane, facendolo correre tra le pozzanghere asciutte. Ogni tanto alza la testa e chiama: «Mamma, guarda!» ma Sara non si volta. Sta pensando a domani, alla spesa, alla lavatrice che finalmente tace. Poi Tommaso segna, e lei batte le mani, una volta sola, forte. Il figlio sorride, e per un attimo tutto il resto scompare.

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